Dottoressa Francesca
Romana Rossetti

Cellule Mesenchimali – Ginocchio

Ginocchio

Cellule Mesenchimali – Ginocchio - Ginocchio

Le lesioni condrali a tutt’oggi rappresentano una problematica sociale, poiché gli idrarti recidivanti, il dolore e la disfunzione articolare limitano la quotidianità sportiva e lavorativa dei pazienti, costringendoli, a volte, addirittura all’ abbandono di queste attività.

La tecnica con impianto di condrociti autologhi ci offre la possibilità di trattare lesioni anche superiori ai 3 cm2, richiedendo un minimo prelievo cartilagineo (200 mg) e quindi senza provocare possibili danni al sito donatore. Ma si tratta sicuramente di una tecnica dai costi molto elevati, dovuti alla fase laboratoristica di coltura condrocitaria, e che richiede la necessità di due interventi chirurgici. Inoltre, seppure in rari casi, i condrociti autologhi messi in coltura, possono non espandersi in vitro, non generando, così, la sospensione di cellule da innestare.

In aggiunta l’ impianto di condrociti autologhi porta alripristino di un mantello cartilagineo ialino a livello del sito di lesione, ma non alla rigenerazione del tessuto osseo sub condrale.

Per superare queste problematiche e in linea con lerecenti acquisizioni nel campo della medicina rigenerativa, è stata rivolta l’attenzione verso un tipo di cellule che potessero replicare e rigenerare spontaneamente verso una linea di tipo sia cartilagineo che osseo.

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) rispondono a queste caratteristiche e sono facilmente prelevabili dalla cresta iliaca del paziente.

Le cellule staminali sono cellule indifferenziate multipotenti il cui destino non è ancora “deciso” e pertanto possono dare origine vari tipi di cellule diverse, attraverso un processo denominato “differenziamento”.
Normalmente le cellule staminali sono in fase di quiescenza (fase G0 del ciclo cellulare) ed attraverso i fattori di crescita (growth factor) entrano in fase di crescita G1.
Queste osservazioni ci hanno portato ad utilizzare l’impianto di MSC: questa tecnica ci permette di evitare la fase di prelievo e di coltura cellulare in laboratorio, in quanto le cellule prelevate al momento dell’ intervento replicano e si differenziano nella sede di impianto.
In questo modo è possibile effettuare l’intera procedura in un’unica seduta chirurgica, consentendo un reale trattamento “one-step”, con notevole riduzione del disagio da parte del paziente, un accorciamento della tempistica, in quanto si eliminano le 3-4 settimane per ottenere la coltura cellulare e una significativa riduzione dei costi del trattamento.
Protocollo Riabilitativo: Nel postoperatorio è previsto un bendaggio elastico compressivo. La mobilizzazione passiva del ginocchio viene iniziata in prima giornata postoperatoria, secondo tolleranza, allo scopo di stimolare il rimodellamento della cartilagineneoformata e ridurre la possibilità di aderenze intrarticolari, dalla seconda giornata e’ consigliato l’utilizzo di un apposito apparecchio mobilizzatore, associata ad un potenziamento muscolare isometrico.

Per prevenire il rischio della degenerazione o delaminazione dell’impianto la ripresa del carico viene procrastinata a 6 settimane. Dalla quarta alla sesta settimana è concesso il carico sfiorante con l’ausilio di due bastoni antibrachiali.

In seguito si consiglia una graduale ripresa del carico nell’arco delle 4 settimane successive. Se compaionointolleranza al carico, blocchi articolari e idrartro, il carico ed il livello di attività vengono ridotti fino al livello tollerato dal paziente. Dopo circa 4 mesi il paziente può riprendere l’attività sportiva a basso impatto (nuoto, ciclismo), mentre l’attività ad alto impatto (corsa, calcio, tennis) e’ concessa solo dopo 10 mesi.

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Dottoressa Francesca Romana Rossetti

Ortopedia, Artroscopia e PRP